Mustang

Home Viaggi Tariffe voli Offerte Aziende Gruppi Info&Links Mappa sito

 

 

   Per partire da Treviso - Venezia - Verona   

Area Trekking  

“L’Himalaya sembrerebbe una barriera insormontabile fra due mondi: invece diciotto passi, aprendo un varco fra quelle eruzioni di ghiacci, hanno così avvicinato il Tibet al Nepal che quello quasi stinge in questo e lentamente vi dilaga arrestandosi d’un tratto, appena il terreno scivoli troppo in basso  e i venti si riscaldino per l’alito torrido che soffia dal sud: allora l’invasione è cessata e i Tibetani si sono fermati. Ma in questa zona intermedia sgocciolata furtiva oltre i confini, gelida e serena, essi stanno ancora a loro agio e vi si sono, come si dice, imposti” (Giuseppe Tucci, Tra giungle e pagode, 1953)

Si potevano contare sulle dita di una mano fino al 1992 le descrizioni di viaggiatori occidentali che avevano visitato il regno di Mustang (o paese di Lo, come lo chiamano i suoi abitanti), 1200 chilometri quadrati di brullo altopiano battuto dal vento e asciugato dal sole ad un’altezza media di 3.600 metri, formato da tre minicittà (la maggior non raggiunge i 200 abitanti), 24 villaggi, 7 monasteri e abitato da circa 6000 persone, culturalmente, linguisticamente ed etnicamente tibetane.

Il primo occidentale ad entrare nella sua capitale Lo-Manthang era stato nel 1950 Toni Hagen, più interessato alle formazioni rocciose che alla storia  di questo regno dimenticato. Poi era arrivato Giuseppe Tucci, il grande tibetologo italiano, nell’ottobre del 1952, e aveva dedicato al Mustang un intero capitolo del suo bel libro Tra giungle e pagode (Newton Compton editori) e numerose pubblicazioni scientifiche. Del piccolo regno lo  aveva soprattutto colpito il profondo legame culturale con il Tibet, che Tucci aveva studiato a fondo negli anni del suo maggiore splendore artistico. All’inizio del capitolo scrive con stupore: “Sapevo che mi sarei avvicinato al Tibet....ma non immaginavo che mi sarei trovato in un lembo di terra  dove tutto ad ogni passo è tibetano, dal paesaggio alla lingua, dalla gente ai monasteri”. Uno stupore che oggi si mescolerebbe alla commozione ed all’impegno per conservare intatto questo scampolo di civiltà e cultura tibetana sopravissuto alle distruzioni che hanno ormai cancellato le ben più ricche e importanti città d’arte e monasteri del Tibet dopo l’invasione cinese, e soprattutto nel tragico decennio 1966-1976. Ma poche pagine di alta divulgazione e alcuni dotti interventi erano stati appena sufficienti a sollevare un lembo del velo spesso di mistero e leggenda che circondava il mitico regno del paese di Lo. Così poco che, nel maggio 1964, l’etnologo francese Michel Pessel poteva dire che “nessuno, nel resto del mondo, conosce l’esistenza di questo regno dimenticato che pure ha una storia lunga sei secoli: uno spettacolo desolante e grandioso, un caos minerale di colori sulfurei, punteggiato da un succedersi indecifrabile di gole abissali, di falesie che si affacciano su piattaforme terrose totalmente spoglie di vegetazione”.

Nè , d’altra parte, aveva un’idea molto precisa del resto del mondo neppure il suo re Ama Pal, che riassumeva in questo modo le sue conoscenze geografiche all’etnologo francese: “La terra è piatta, ed è fatta come una mezza luna con al centro Lhasa, la capitale del Tibet. America e Giappone sono due grandi isole”. Poi il sipario pesante era ricaduto a isolare ermeticamente il piccolo regno. Nel Tibet invaso dai cinesi era iniziata la repressione dura e sistematica e il regno del Nepal aveva preferito evitare qualsiasi attrito con i pericolosi vicini circondante il piccolo protettorato con una cintura impenetrabile. Solo molti anni dopo, nell’aprile del 1992, il divieto d’accesso è stato tolto e, sia pur con parecchie giustificate limitazioni, è da allora possibile ripercorrere il lungo sentiero che va da Jomosom a Lo-Manthang. Solamente a piedi, sia chiaro, perchè nel regno del Mustang non esistono strade che possano essere percorse da mezzi su ruote: un itinerario che richiede, in media, sei giornate di cammino a quote comprese fra i 2713 di Jomosom e i 3780 di Lo-Manthang.

SEI GIORNI A  PIEDI PER RAGGIUNGERE LA CITTA DEL RE

Il trekking che segue, prevede una sosta nella capitale di uno/due giorni e necessita di un permesso valido per due settimane: attualmente per dieci giorni di permanenza nel territorio oltre Kagbeni occorre pagare una tassa di 700 US$ a persona e oltre i dieci giorni 70 US$. Si parte da Jomoson, dove si arriva in aereo da Katmandu, e si ritorna sullo stesso percorso.

1° giorno: Kathmandu – Pokhara – Jomoson (m. 2713)

                Volo aereo di trasferimento su Jomoson punto di partenza del trekking.

2° giorno: Jomoson  – Kagbeni (2.810 m).

Tappa facile, da percorrere, tranne che in luglio ed agosto, quasi interamente lungo il greto asciutto del fiume Kali Ghandaki. Circa tre ore.

3° giorno: Kagbeni – Chusang (2.920 m).

Dopo Kagbeni la strada si impenna per un breve tratto, poi prosegue a mezza costa. Dopo circa tre ore, si incontra il villaggio di Tangbe (2.960 m), sede per un pranzo al sacco. Dopo altre tre ore, si giunge a Chusang, alla confluenza dei fiumi Narsin Kola e Kali Ghandaki.

4° giorno: Chusang – Samar (3.420 m).

Dopo l’attraversamento della Kali Ghandaki si sale bruscamente per raggiungere Choile (3.030 m) da cui si gode uno straordinario panorama del Mustang. Si valica il passo Deorali (3.470 m). Da sei a otto ore a seconda dell’andatura.

5° giorno: Samar – Shyangmochen (3.710 m).

E’ forse la tappa più dura, con improvvisi pendii molto ripidi. Lungo la via si può fare una deviazione per visitare l’affascinante Ranciung chorten. Dalle sette alle nove ore.

6° giorno: Shyangmochem – Tsarang (3.455 m).

Altra tappa piuttosto impegnativa, ma anche la più suggestiva dell’itinerario. Si supera il passo Nya-La (3.950 m). Di particolare interesse il villaggio di Gami (3.435 m) con l’antico monastero di Shedrup Dargye Ling e un interessante muro dipinto mani, il più lungo del Nepal. Circa sei-sette ore.

7° giorno: Tsarang – Lo Manthang (3.780 m.).

Una tappa relativamente facile; l’unico passo da superare  è il Manthang-La, subito prima della capitale. Procura una vera emozione la vista improvvisa della città di Lo-Manthang circondata da mura con una sola porta. Circa cinque ore.

Altri programmi su richiesta
Per maggiori informazioni e prenotazioni,
Vi preghiamo contattare
Michela
Utpull Viaggi - Montebelluna (TV)
Tel. 0423 300841 - Fax. 0423 303607
michela@utpull.it


Precedente Home Su Successiva

Iscriviti a UtpullNEWS e riceverai gratuitamente le ultime promozioni e offerte speciali per chi parte dal Triveneto .  .  .  .  .Entra nel Forum per parlare o leggere di Viaggi & Vacanze.

www.utpull.it

Agenzie viaggi in  TrevisoMontebelluna

www.utpull.com

Inviate eventuali suggerimenti a webmaster@utpull.it 

Pagina aggiornata il 08/09/04

Cliccare CTRL+D per aggiungere questa pagina ai Vostri Preferiti

Suggerisci questo sito ad un amico