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Le Vacanze per professione
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Le prime notizie sul Dolpo giunsero in Occidente attraverso i resoconti di G. Tucci e di D. Snellgrove negli anni “50. Dal 1991, finalmente, la zona è stata aperta al turismo. Il Dolpo (in tibetano Bae-yul “terra nascosta”) è il vasto ed isolato altipiano che si estende a nord-ovest di Kathmandù, ai confini con il Tibet occidentale, oltre il Dhaulagiri, l’8000 più occidentale del Nepal. Ad accogliere il visitatore sono valli desertiche (circa 200 mm di pioggia all’anno) di color ocra e grigio, screziate da macchie di verde: i fazzoletti sono coltivati soprattutto ad orzo, il nutrimento base di queste popolazioni. Accanto ad un’agricoltura povera, costretta a strappare ogni centimetro quadrato di terreno coltivabile, l’altra principale occupazione di queste popolazioni è il commercio che, per alcuni, è anche fonte di benessere. In queste valli nascoste dell’Himalaya la natura è incontaminata. Forse perchè le cime più famose sono lontane e il Kanjiroba non è una stella di prima grandezza. Il lago di Phoksundo, incastonato tra ripide pareti, con un’acqua limpidissima, di un azzurro cangiante dal trasparente al verde, è di origine glaciale, come testimonia la gigantesca morena che trattiene le acque e sbarra la valle: il suo emissario trova una via di fuga con una spettacolare cascata di circa trecento metri (probabilmente è la più alta del Nepal) alla quale, nei periodi di pioggia, fanno sicuramente da corona altri salti d’acqua scaturiti dalle bocche che si aprono nella morena. E’ uno spettacolo mozzafiato: 600 metri di rampe ripide separano il fondovalle dal colletto da cui si intravede il lago e si domina la cascata.
La derivazione tibetana della popolazione, soprattutto nella parte settentrionale della regione, si può notare nel mantenimento di caratteristiche e tradizioni originarie. Nella parte meridionale, invece, convivono altre etnie, diverse per tradizioni e credenze della restante maggioranza nepalese. L’isolamento di queste zone è documentato dall’aspetto religioso: nel sud sono diffusi culti quasi animisti solo permeati dagli influssi induisti; nei villaggi del nord, invece, vengono praticate la religione Bon di origine sciamanica e il Lamaismo. Lower DOLPO AREA TREKKINGPer recarsi nel Basso Dolpo è necessario essere totalmente autosufficienti: l’economia locale non è in grado di fornire i viveri basilari al trekkers. Del resto, le difficoltà a reclutare portatori nella zona, dimostrano la totale assenza di turismo in zona. L’accesso a Dunai è possibile per via aerea da Nepalganj, nel Terai, raggiungibile in aereo o col bus (20 ore circa) da Kathmandu. In alternativa si può arrivare a Jumla in aereo e di lì, in circa 4 giorni di marcia, giungere a Kumaon. Dunai è raggiungibile via terra da Pokhara in circa 10 giorni. IL TREKKINGLe prime 3 tappe seguono la via più breve e trafficata per arrivare a Jumla. Successivamente, a Kaigaon, si piega decisamente a destra e si sale lungo il vallone che, in due tappe, conduce al Kagmara La. Quindi una lunga discesa per arrivare alla Suligad e all’Army Camp e si risale il lago di Phoksundo da cui, in tre tappe, si ritorna a Dunai e quindi a Juphal.
3° tappa: Juphal (2500 m) – Tibrikot (2200m) Tempo: 4 ore E’ la tappa di inizio, di modesta lunghezza ma con un finale interessante a Tibrikot. Dall’aereoporto di Juphal si scende (1 ora) sul fondovalle ad un gruppo di case (2050 m) dove è possibile rinfrancarsi con una buona sosta. Con una serie di saliscendi si segue il fiume lungo la sua sponda sinistra orografica fino al ponte sospeso che ne permette l’attraversamento e, con un’ultima, breve salita, di raggiungere Tibrikot (3 ore). La parete rocciosa retrostante il villaggio presenta delle pitture antropomorfe, e il villaggio stesso è dominato dal tempio dedicato a Tripureswari, rappresentazione della dea Kalì. Nel cortile si trova una statua di Ganesh e le travi del tetto sono scolpite. Per campeggiare si può utilizzare la spianata davanti al tempio. 4° tappa: Tibrikot – Chauri Farm (3.500 m) Tempo: 9 ore Lungo percorso sul lato destro della valle ai piedi del Kagmara Leh. E’ la tappa in cui si incontrano più villaggi, tutti dotati di “circonvallazione”: il sentiero principale, infatti, non passa mai dal centro dell’abitato. Dal villaggio di Tibrikot si scende al torrente (2100 m) e si risale quindi la dorsale desertica in direzione nord ovest. Imboccata la valle, si segue l’evidente sentiero che, attraversando alcuni villaggi, conduce al Bolangma La, che chiude il vallone. Poco prima del colle, a quota 3500 m. , si può pernottare alla Chauri Farm, ossia la fattoria degli yak. 5° tappa: Chauri Farm – Bolangma La (4000 m) – Kaigaon (2700 m) – Tempo 6 ore Tappa più breve della precedente che, con lo scavalcamento di due spartiacque successivi e dopo una breve salita, conduce a Kaigaon, grosso villaggio all’ingresso del vallone del Kagmara, importante centro commerciale per il transito delle carovane dirette a Jumla. Alle spalle, splendido panorama sul gruppo del Dhaulagiri. Da Chauri Farm un ripido, ampio sentiero sale al Bolangma La, oltre il quale il percorso prosegue attraverso la foresta. Superato un torrente, al primo bivio si piega a destra risalendo in direzione di un evidente crestone. Dal Colle (3300 m circa) si scende verso Kaigaon, l’ultimo grosso villaggio prima di inoltrarci nel vallone del Kagmara La. 6° tappa: Kaigaon – Army Camp (3000 m) – Gorpung Khola (3.750 m) Tempo: 7 ore Questa tappa, risale tutta la parte bassa del vallone; il campo è posto poco prima dell’ultima gola, lungo la via del fiume. In ogni caso è possibile spezzarla fermandosi all’Army Camp (Toijen). Da Kaigaon il percorso è evidente e senza problemi: a saliscendi segue costantemente la riva sinistra del torrente. A quota 3100 si inoltra nella valle laterale dello Jagdula Khola dov’e sito l’Army Camp. Si ritorna quindi nella valle principale, Gorpung Khola, percorrendo, dopo una breve salita nel bosco l’aereo sentiero inizialmente quasi in piano. Il campo è posto sulla riva del fiume. 7° tappa: Gorpung Khola – Kagmara Phedi (4.300 m) Tempo 4-5 ore Questa e la prossima tappa permettono la visione più bella delle montagne fra il Kagmara Leh e il Kanjiroba Himal. Dopo il colle, il Kanjielaruwa svolgerà il ruolo di fedele custode fino a Pungmo. Il percorso della quinta giornata del trek non è eccessivamente lungo e, volendo, si possono superare anche gli ultimi pendii che si incontrano in questo tratto e sistemare il campo sul piano superiore a circa 4500 m. Il tracciato si porta adesso sulla riva destra del torrente, passando alto sull’ultima gola che sembra precludere il percorso. La valle si apre improvvisamente: siamo ormai a quasi a 4.000 metri di quota. Sulla destra si ammirano le ghiacciate pareti nord del Kagmara Leh, montagne che sfiorano i 6000 metri ma non per questo meno imponenti. Si prosegue quasi in piano; la valle si restringe nuovamente mentre, sulla sinistra si intravvedono i picchi del Kanjiroba. Quindi dopo una svolta, appaiono i ripidi pendii alla cui base viene sistemato il campo. A sinistra si notano alcune caverne che vengono utilizzate come riparo dai portatori, magari costruendo dei muretti. 8° tappa: Kagmara Phedi – Kagmara La (5100 m) – Dorjan Khola (3800 m) Tempo 8 ore. E’ la fatidica tappa dello scavalcamento del colle, ma non presenta difficoltà alcuna. Quasi sicuramente si incontra della neve, ma questo non crea problemi. L’itinerario lascia sulla destra la catena del Kagmara Leh, costeggiandone il ghiacciaio, e punta alla bassa insellatura all’estrema sinistra della catena stessa. Di qui la discesa è evidente e si svolge in un lungo vallone che, dopo una svolta a destra, si restringe improvvisamente ed è tutto dominato dalla parete del Kanjelaruwa. Dopo la strettoia, a 4100 metri, il sentiero si tiene alto sulla destra del vallone. Il campo è posto dove il sentiero si riabbassa verso il fondo della valle. 9° tappa: Dorjan Khola – Pungmo (3200 m) Army Camp (Sunduwa 3100 m) – Ringmo (3600 m). Tempo: 6 ore Tappa lunga ma molto varia. Finalmente si incontrano di nuovo i villaggi e ci si rende conto che l’ambiente è cambiato: la gente, gli abiti, i chorten ricordano il Tibet. Il Kangmara La è veramente il confine tra due civiltà. La discesa prosegue lungo il sentiero, si attraversa a 3500 m. circa il fiume su un ponte, quindi si arriva al villaggio estivo di Pungmo e poi a Pungmo. Qui troviamo un chorten, quasi come una porta di ingresso del paese, e per la prima volta ne vediamo uno con l’interno affrescato: Cerenzi, i Quattro Re della Terra, guru Rimpoche e altre personalità del pantheon buddista. Da Pungmo si scende fino all’Army Camp , ingresso ufficiale al Poksundo Shey National Park, dove si acquistano i biglietti e si viene registrati. Dal campo si risale la valle di Suligadi in direzione Nord, mantenendosi sul lato sinistro. In lieve salita e a saliscendi si prosegue fino a Polano (3300 m), villaggio dalle caratteristiche case seminterrate. Di lì tre ripide rampe successive permettono di superare la spettacolare cascata che piomba giù dallo sbarramento morenico che trattiene il bacino di Phoksundo. Quindi, con una brevissima discesa e una leggera salita, si arriva al villaggio di Ringmo e poi sulle rive del Lago Phoksundo dove, finalmente, un pediluvio nelle gelide acque pone fine alla fatica della tappa. 10° tappa: Ringmo – Reci (3000 m). Tempo: 4 ore Tappa di media lunghezza non priva di un certo interesse. Fino all’Army Camp si ripercorre la via di salita, quindi si prosegue lungo la sinistra del torrente su un comodo sentiero. La valle di restringe parecchio diventando suggestiva e selvaggia. Un comodo prato accoglie il campo. Il villaggio di Reci si trova al di là del torrente. 11° tappa: Reci – Roha (2970m). Tempo 7-8 ore E’ la tappa dei saliscendi. Non ci si lasci ingannare dalla differenza di quota: a fine giornata, infatti, il dislivello in salita risulta essere di un migliaio di metri. Dopo una prima rampa di circa 250 metri, si segue in piano il fiume su una strada lastricata che termina ai piedi di una scalinata appoggiata alla roccia, i cui anfratti offrono posto per il bivacco. Dopo una discesa a saliscendi e una successiva salita di circa 200 metri, a quota 3000 si incontra un bivio. L’itinerario in piano è molto esposto e si sviluppa sopra il torrente con alcuni passaggi su roccette; l’altro sale ulteriormente su un comodo sentiero. I due percorsi si riuniscono più avanti, a quota 2950. Si prosegue in discesa fino in riva al torrente, passando nell’abitato di Sepka per risalire nuovamente ad Hanke, posto di blocco all’ingresso meridionale del parco, dove i bagagli vengono meticolosamente perquisiti, Un’ultima salita intervallata da saliscendi conduce al villaggio di Roha, dove finalmente si possono piantare le tende....sui tetti delle case, previo permesso dei proprietari. Si può prelevare l’acqua da due torrentelli che scorrono a sinistra e a destra del villaggio. 12° tappa – Roha – Dunai (2150 m). Tempo: 4 ore Tappa quasi tutta in discesa. Si segue l’evidente sentiero che da Roha conduce a Dunai, mantenendosi sul lato sinistro della Suligadi. A Dunai, capoluogo amministrativo della regione, si può campeggiare nei prati di fronte al paese oppure approfittare dei primi alberghetti. 13° tappa: Dunai –Juphal Airport (2500 m). Tempo: 4 ore Ultima fatica, che i più forti possono eventualmente saldare alla tappa precedente. Si segue la Valle della Dunai fino al gruppetto di casupole da cui si imbocca e si risale il sentiero verso Juphal. Poco distante dal villaggio c’è una sorgente. I terrazzamenti sotto la pista possono offrire spazio per il campo. In genere l’aereo parte il mattino presto, per cui è opportuno essere all’aeroporto la sera prima. L’ufficio della Royal Nepal Airlines è nel villaggio prima dell’aereoporto.
Altri programmi su richiesta
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